STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI di Brian Percival

Fotografia nitida e morbida. Questo aspetto mi è piaciuto.

La storia è di per sé interessante, ma non ci racconta nulla di nuovo.
Il periodo della seconda guerra mondiale è stato visto e rivisto, per portarlo ancora al cinema c’è bisogno di un messaggio forte oltre a quello insito (ovvero «il nazismo è cosa molto brutta»). Sono fermamente convinta che questo sia un bel film, sì, ma per niente adatto alla sala. Se questo film fosse diretto alla televisione sarebbe davvero azzeccato: tratta tematiche importanti con morbida attenzione e ritmo costante. In televisione troverebbe il suo spazio e soddisferebbe la sua voglia di far riflettere.

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Il capitale umano di Paolo Virzì

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Un film coraggioso che sbatte in faccia la realtà.

Fotografia niente male.
Bellissimo intreccio.
Ottime interpretazioni (tranne quella della ragazza): personaggi ben caratterizzati, relazioni realistiche.

Philomena di Stephen Frears

Storia meravigliosa e vera. Non sono mancati i momenti divertenti nonostante la storia fosse drammatica. 
Molto credibile anche nella restituzione dei personaggi: Philomena è anziana e ignorante, ma svela una conoscenza di tematiche che mettono in imbarazzo i più giovani quando lei ne parla, riesce a mettere soggezione anche attraverso lo schermo. Meravigliosa interpretazione, ottimo doppiaggio.
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American Hustle di David O. Russell

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Soggetto e sceneggiatura davvero interessanti.

Non ho capito la fotografia.

Mi sono piaciute alcune inquadrature delle mani (piccoli piani sequenza che partono dal primo piano, scendono ad inquadrare le mani che gesticolano e tornano al primo piano), ma non ho capito perché.

Christian Bale è brutto.

 

IN TRANCE di Danny Boyle

Trama su imdb.

"In trance" di Danny Boyle

“In trance” di Danny Boyle

Avvincente, appassionante.

Mancava un pizzico di malizia in più e una sottolineatura più marcata al tema della pittura; questa, secondo me, ha bisogno di un’introduzione particolarmente ricca di dettagli e di un’atmosfera meno piatta. Mi spiego meglio: quando in questo film il sogno (che sia quello della fase REM o dell’ipnosi, è indifferente) parla di pittura, la pittura non è al primo posto. Alla fine, però, si tratta di un film in cui c’è la necessità di ritrovare un quadro perduto. Un Rembrandt, mica un quadro a caso.

Ecco, tutto qui.

Oltre a questo, piacevole da vedere. In alcuni momenti è poco chiaro, ma credo faccia parte del gioco!

 

LA GRANDE BELLEZZA DI PAOLO SORRENTINO

Ciò che ho chiaro nella mente riguardo a questo film è che ogni piccolo dettaglio, ogni frase, ogni scena, ogni personaggio è una metafora evidente dell’intera opera di Sorrentino.

Dopo le 2h e 22min, io e Alice usciamo dalla sala. Ci guardiamo e la prima reazione è questa: «Boh!».
Niente di personale, Paolino, ma mancava un pizzico di emozione. Anche se resta aperta la questione: forse questa sensazione di eterno limbo, di non-sense, di dormiveglia che si respira nell’interno film era voluta; forse era proprio il senso di tutto.

In quest’atmosfera di stallo, di interstizione, la durata del film è perfetta.
Dà il tempo di respirare, ma non di capire.
Dà alla mente dello spettatore dei piccoli input da sviluppare.

Gli amanti passeggeri di Pedro Almodovar

Ragazzi, a me è piaciuto un casino!

Pieno stile Almodovar: la apparente leggerezza estetica va a toccare, in realtà, temi piuttosto profondi come il sesso e la morte.

Non c’è spazio per chi ama i film dal montaggio classico, né per chi si aspetta una recitazione sobria e realistica. Qui si tratta di eccesso, di superamento di (seppur piccoli) limiti estetici e tecnici.
Consiglio vivamente questo film a chi non è ancora venuto a contatto con un cinema meno commerciale, ma che ha voglia di inoltrarsi in una tipologia di racconto più elevata, nonostante il suo aspetto sia dei più semplici e stereotipati.

Chacun son cinéma: tre minuti, una nostalgia – introduzione

Vi propongo l’introduzione della mia tesi di laurea.

Chacun son cinéma:
tre minuti, una nostalgia

introduzione

per tesi copertina

 

Chacun son cinéma è un progetto cinematografico ideato da Gilles Jacob e realizzato per il 60° anniversario del Festival de Cannes. Ognuno dei trentasei registi a cui il Presidente del festival si è rivolto ha realizzato un’opera che ruota attorno al rapporto tra sala cinematografica e spettatore. Trentatré cortometraggi1 sono stati consegnati in vista dell’edizione del 2007. La collaborazione è stata completata con l’accostamento delle opere e la proiezione dell’intero film a episodi.

La sala cinematografica è il pretesto che gli autori hanno utilizzato per raccontare se stessi, i propri pensieri, il proprio cinema e, in particolare, il proprio modo di accostarsi ad esso. Ciò che ne è emerso è una pressoché unanime necessità di rievocare quello che ormai è solo il fantasma del cinema, sottolineando i suoi punti di forza.

Questa tesi mette in evidenza le tematiche più forti e significative individuate nell’intero progetto Chacun son cinéma; tutti gli episodi sono preziosi per una nuova identificazione dell’esperienza cinematografica. L’obiettivo di Gilles Jacob era quello di mostrare il pensiero degli autori sul rapporto tra la sala e lo spettatore; chi fa cinema ha la possibilità di mettere in campo il proprio punto di vista rispetto al cambiamento del ruolo della sala cinematografica nel mondo. In passato, infatti, quest’ultima corrispondeva al luogo esclusivo dell’immagine in movimento, l’unico tempio nel quale era possibile fruire di visioni che sembravano superare la realtà, lo spazio e il tempo.

Oggi, invece, il video è una costante impossibile da ignorare ed è parte integrante di una società votata alla tecnologia. Favorire il progresso degli strumenti per la realizzazione di un film porta a innovare, necessariamente, gli strumenti per la sua proiezione. L’uomo contemporaneo usufruisce del video continuamente grazie alla televisione, al computer, al cellulare, al tablet; questi sono mezzi che tanti utilizzano attivamente, ma ne esistono altri che non richiedono un approccio intenzionale: i monitor compaiono inizialmente nelle metropoli2, successivamente entrano anche nelle città minori; le stazioni dei treni e delle metropolitane, i negozi, i locali, ogni luogo conserva, per un motivo o per l’altro, almeno uno strumento di comunicazione pubblicitaria o d’intrattenimento. Una logica conseguenza è quella del parziale abbandono delle sale cinematografiche che non propongono più un’esperienza unica nel suo genere, bensì una delle numerose tipologie di approccio al materiale audiovisivo.

In un momento di crisi dell’identità del cinema, una riflessione su questi argomenti è di fondamentale importanza. Porre nuove basi che abbiano coerenza in questo preciso contesto sociale e storico serve a rielaborare il concetto di sala cinematografica, esigenza indispensabile per la sopravvivenza del cinema stesso.

AQUADRO – La prima volta non si scorda mai di Stefano Lodovichi

aquadro

Prestare attenzione ai nuovi linguaggi: è questo che si dovrebbe fare!
Vi propongo una buona recensione del film Aquadro di Stefano Lodovichi: cliccate qui.

Prima di questa, però, vi spingo a guardare il film stesso.
Sarà di sponibile su Cubovision dal 15 marzo al 14 aprile, qui!

Attori giovani, colori freschi, linguaggio contemporaneo.
Quest’opera è perfettamente inserita nel processo di evoluzione cinematografica; risponde alla necessità di una scrupolosa attenzione all’estetica dell’immagine, pur svincolandosi dalle regole tecnico-formali della classicità.

Il tema è caldo, e sicuramente più diffuso di quanto si possa supporre. In generale, vi è perfetta aderenza alla realtà per quanto riguarda l’illustrazione dell’utilizzo dei mezzi di comunicazione, con i suoi vantaggi e pericoli; in particolare, vi è credibilità nel racconto in quanto i personaggi gestiscono le situazioni in maniera imprevedibile, ma non banale.

Dateci un occhio!

 

Lincoln – di Steven Spielberg

È possibile cannare più di così il doppiaggio del protagonista di un film? Credo di no!
Se avessero scelto una voce un po’ meno caratteristica, ma più profonda e pacata il film sarebbe stato una favola!

Lo vedrò presto in lingua originale per capire meglio come lavora il protagonista.

È comunque un film da vedere, utile anche per conoscere la storia (nonostante il piccolo errore storico – che dicono gli abbia giocato l’Oscar).

Alla fine dei conti, però, questo blog tira fuori gli aspetti più positivi di ogni pellicola, e non si può dire che questo sia un brutto film, anzi!

Andate e godetene tutti!